Risotto perfetto: trucchi di chef Alajmo per un piatto facile e delizioso

Il risotto facile come un gioco con i trucchi di chef Alajmo

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Redatto da Giulia

16 Ottobre 2025

Dimenticate tutto ciò che pensate di sapere sul risotto. Dimenticate la fatica, i tempi infiniti, la paura di un risultato colloso o, al contrario, troppo asciutto. Oggi entriamo in cucina con la sicurezza di un grande maestro, perché vi sveleremo i segreti di uno degli chef più acclamati al mondo, Massimiliano Alajmo, tre stelle Michelin, per trasformare un piatto iconico della tradizione italiana in un gioco da ragazzi, un’esperienza quasi magica.

Il risotto, nella sua essenza, non è una ricetta, ma una tecnica, una danza lenta tra amido e liquido, calore e pazienza. È un dialogo con l’ingrediente principale, il riso, che va ascoltato e coccolato. Lo chef Alajmo ci insegna a semplificare questa danza, a concentrarci sui gesti fondamentali per ottenere una cremosità avvolgente, un’onda perfetta, senza l’aggiunta di panna o altri artefatti. Preparatevi a stupire i vostri ospiti, e soprattutto voi stessi, con un risotto allo zafferano che ha il sapore della perfezione, ma la facilità di un piatto quotidiano. È una promessa: dopo oggi, fare il risotto diventerà il vostro nuovo rituale preferito.

10 minuti

20 minuti

facile

€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

Passaggio 1

La preparazione è la chiave del successo. Iniziate portando a ebollizione 1.5 litri d’acqua in un pentolino. Una volta raggiunto il bollore, scioglietevi il brodo vegetale in polvere, mescolate bene e mantenetelo sempre caldo a fuoco bassissimo. Questo è un dettaglio cruciale: aggiungere brodo freddo al risotto ne arresterebbe la cottura, rovinando il risultato finale. In una piccola ciotola, mettete in infusione i pistilli di zafferano con un mestolo di brodo caldo; questo permetterà al colore e all’aroma di sprigionarsi completamente. Nel frattempo, tagliate il burro freddissimo a cubetti e riponetelo in frigorifero fino al momento dell’uso.

Passaggio 2

Iniziate la magia della tostatura. Prendete la vostra casseruola dal fondo spesso, un’alleata indispensabile per una cottura uniforme. Versate l’olio extra vergine d’oliva e la cipolla disidratata. Scaldate a fuoco medio-basso per un minuto, giusto il tempo di far rinvenire la cipolla senza bruciarla. Ora alzate leggermente la fiamma e versate il riso. Questo è il momento della tostatura: un processo fondamentale in cui i chicchi di riso vengono scaldati fino a diventare traslucidi, sigillando l’amido al loro interno. Mescolate continuamente con un cucchiaio di legno per circa due o tre minuti. Dovrete sentire il riso ‘cantare’ e toccando un chicco con le dita, dovrà risultare molto caldo. Non abbiate fretta, questo passaggio determina la tenuta di cottura del vostro risotto.

Passaggio 3

È il momento di sfumare: aggiungere una parte alcolica per conferire acidità e complessità aromatica al piatto. Versate il vino bianco tutto in una volta. Sentirete un forte sfrigolio e vedrete una nuvola di vapore: è l’alcol che evapora. Continuate a mescolare fino a quando l’odore pungente dell’alcol non sarà completamente svanito e il vino sarà stato assorbito dal riso. Questo passaggio bilancerà la ricchezza del burro e del formaggio che aggiungeremo alla fine.

Passaggio 4

Inizia la cottura vera e propria, la fase più meditativa. Abbassate la fiamma e iniziate ad aggiungere il brodo caldo, un mestolo alla volta. Aggiungete il mestolo successivo solo quando il precedente è stato quasi completamente assorbito dal riso. Continuate a mescolare dolcemente, ma non ossessivamente. Il movimento aiuta il rilascio dell’amido, che creerà la naturale cremosità. A circa metà cottura, dopo circa 10 minuti, aggiungete il brodo con lo zafferano in infusione e un pizzico di sale. Continuate la cottura per altri 8-10 minuti. Assaggiate un chicco: deve essere cotto ma ancora ‘al dente’, ovvero con una leggera resistenza al morso al suo interno.

Passaggio 5

Il gran finale: la mantecatura. Questo è il segreto di Alajmo per ottenere un’emulsione perfetta, cremosa e leggera. Togliete la casseruola dal fuoco e lasciatela riposare per 30 secondi. Questo piccolo stop è fondamentale per abbassare leggermente la temperatura. Aggiungete il burro freddissimo a cubetti e il parmigiano grattugiato. Ora, abbandonate il cucchiaio di legno e impugnate una frusta. Iniziate a mescolare energicamente, con un movimento deciso e rotatorio, per circa un minuto. Vedrete il risotto trasformarsi, diventando lucido, cremoso e omogeneo. Questa tecnica crea una vera e propria emulsione tra i grassi (burro e formaggio) e l’amido del riso. Il risultato è la famosa consistenza ‘all’onda’: inclinando la casseruola, il risotto si muoverà lentamente come un’onda morbida. Assaggiate e, se necessario, regolate di sale e pepe macinato al momento. Lasciate riposare per un altro minuto prima di servire.

Giulia

Il trucco dello chef

Il segreto per una mantecatura da chef risiede nello shock termico e nell’energia. Non aggiungete mai il burro e il formaggio a risotto bollente sul fuoco, altrimenti i grassi si separeranno rendendolo oleoso. Il riposo di 30 secondi fuori dal fuoco è il vostro asso nella manica. Inoltre, non siate timidi con la frusta: più energia metterete nel mescolare, più aria incorporerete e più l’emulsione sarà stabile, leggera e vellutata.

L’abbinamento perfetto: un vino per esaltare lo zafferano

Un risotto così elegante e aromatico richiede un vino che sappia accompagnarlo senza sovrastarlo. La scelta ideale ricade su un vino bianco di buona struttura, caratterizzato da freschezza e una piacevole mineralità. Un Franciacorta Satèn, con le sue bollicine finissime e la sua cremosità, può creare un parallelo interessante con la consistenza del risotto. In alternativa, un Lugana Superiore dalla Lombardia, con le sue note di frutta bianca e mandorla, offre un abbinamento territoriale e armonioso. Per chi preferisce i vini fermi del nord-est, un Soave Classico dal Veneto, sapido e verticale, pulirà il palato ad ogni boccone, preparando a quello successivo.

Il risotto è il cuore pulsante della cucina del nord Italia, in particolare della Lombardia, dove la coltivazione del riso, introdotta dagli Arabi nel Medioevo, ha trovato un habitat ideale nella Pianura Padana. Il ‘risotto alla milanese’, con il suo inconfondibile colore dorato dato dallo zafferano, è nato secondo la leggenda nel 1574, quasi per scherzo, durante il banchetto di nozze della figlia di un mastro vetraio del Duomo di Milano, che usava lo zafferano per colorare i vetri. Massimiliano Alajmo, lo chef più giovane d’Italia ad aver conquistato le tre stelle Michelin con il suo ristorante Le Calandre, ha elevato questa tradizione a una forma d’arte. La sua filosofia si basa sulla ricerca della leggerezza e della profondità del sapore, togliendo il superfluo per arrivare all’essenza del gusto. La sua tecnica di mantecatura, che vi abbiamo svelato, è un esempio perfetto di come un gesto semplice possa trasformare completamente un piatto, rendendo la tradizione incredibilmente contemporanea.

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Giulia

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