Focaccia soffice all’olio d’oliva: la ricetta più gustosa

FOCACCIA SOFFICE all’OLIO di OLIVA la più buona

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Redatto da Giulia

9 Ottobre 2025

Chiudete gli occhi e immaginate il profumo che si sprigiona da un panificio italiano alle prime luci dell’alba. Quel profumo inebriante di pane caldo, di olio buono, di cose semplici e genuine. Ecco, quel profumo è racchiuso in questa ricetta. Non una focaccia qualsiasi, ma LA focaccia: soffice come una nuvola all’interno, con una crosticina dorata e croccante che canta sotto i denti, e alveoli grandi e irregolari che sono una promessa di leggerezza. È un viaggio sensoriale nel cuore della tradizione italiana, un’alchimia di pochi, umili ingredienti che si trasformano in pura magia. Molti credono che realizzare una focaccia perfetta in casa sia un’impresa per soli panettieri esperti, un segreto custodito gelosamente. Oggi, vi svelo questo segreto. Vi guiderò passo dopo passo, con la pazienza e la passione di un artigiano, per farvi scoprire che quella magia è assolutamente alla vostra portata. Preparatevi a sporcarvi le mani di farina e a riempire la vostra cucina di un aroma che sa di casa, di festa e di felicità condivisa. Questa non è solo una ricetta, è un rito che vi regalerà una soddisfazione immensa e, senza dubbio, la focaccia più buona che abbiate mai assaggiato.

30 minuti

25 minuti

facile

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

Passaggio 1

In una ciotola capiente, o nella ciotola della vostra planetaria, versate la farina e 300 ml dei 350 ml di acqua previsti. Mescolate grossolanamente con una forchetta o una spatola, giusto il tempo di far assorbire tutta l’acqua alla farina. Non dovete impastare, ma solo ottenere un composto grezzo e appiccicoso. Coprite la ciotola con pellicola trasparente e lasciate riposare per circa 30 minuti. Questa fase si chiama autolisi: è una tecnica che permette alla farina di idratarsi perfettamente e al glutine di iniziare a formarsi da solo, rendendo l’impasto finale più elastico e facile da lavorare.

Passaggio 2

Trascorso il tempo di autolisi, riprendete il vostro pre-impasto. Se usate una planetaria, montate il gancio. Aggiungete il lievito secco e il malto. Iniziate a impastare a bassa velocità. Versate a filo la restante acqua (50 ml) in cui avrete sciolto i 10 grammi di sale fino. È fondamentale aggiungere il sale solo ora, lontano dal contatto diretto con il lievito, per non inibirne l’azione.

Passaggio 3

Quando l’impasto avrà assorbito tutta l’acqua, aumentate leggermente la velocità e iniziate a versare a filo i 50 ml di olio extra vergine di oliva. Continuate a impastare per almeno 10-15 minuti, finché l’impasto non sarà diventato liscio, omogeneo e si staccherà perfettamente dalle pareti della ciotola. Dovrà essere molto morbido ed elastico, quasi cremoso: questa è la cosiddetta incordatura, il momento in cui la maglia glutinica è ben formata e capace di trattenere i gas della lievitazione.

Passaggio 4

Ungete leggermente una ciotola pulita con un filo d’olio. Trasferitevi l’impasto, dategli una forma sferica e coprite con la pellicola trasparente o un canovaccio umido. Lasciate lievitare in un luogo caldo e al riparo da correnti d’aria (come il forno spento con la luce accesa) per circa 2-3 ore, o comunque finché non avrà raddoppiato il suo volume. La pazienza in questa fase è la vostra migliore alleata.

Passaggio 5

Ungete generosamente una teglia da forno rettangolare di circa 30×40 cm con olio d’oliva. Rovesciate l’impasto lievitato direttamente nella teglia, molto delicatamente per non sgonfiarlo. Ora, con le dita unte d’olio, allargate l’impasto con i polpastrelli, senza tirarlo, ma premendo dolcemente dal centro verso i bordi fino a coprire tutta la superficie della teglia. Se l’impasto oppone resistenza, copritelo e lasciatelo riposare per 10-15 minuti, poi riprovate: vedrete che sarà molto più collaborativo.

Passaggio 6

Coprite la teglia e lasciate lievitare per una seconda volta, per circa 45-60 minuti. L’impasto dovrà gonfiarsi visibilmente. Nel frattempo, preriscaldate il forno a 220°C in modalità statica. Preparate la salamoia: in una piccola ciotola, emulsionate 50 ml di acqua e 50 ml di olio extra vergine di oliva con una forchetta. La salamoia è il segreto per una focaccia umida dentro e saporita fuori; penetrando nei buchi, la protegge dal calore del forno.

Passaggio 7

Trascorso il tempo della seconda lievitazione, ungetevi abbondantemente le dita con olio e affondatele nell’impasto fino a toccare il fondo della teglia, creando i caratteristici buchi su tutta la superficie. Siate decisi! Versate uniformemente la salamoia sulla focaccia, assicurandovi che entri bene negli avvallamenti. Cospargete con sale grosso e rosmarino secco a piacere.

Passaggio 8

Infornate nel ripiano medio-basso del forno già caldo e cuocete per circa 20-25 minuti, o finché la superficie non sarà ben dorata e la base croccante. Sfornate la focaccia e lasciatela intiepidire su una griglia prima di tagliarla e servirla. L’attesa sarà difficile, ma essenziale per assaporarla al meglio.

Giulia

Il trucco dello chef

Il segreto per una focaccia incredibilmente soffice sta nella sua elevata idratazione e nella delicatezza con cui la maneggiate dopo la prima lievitazione. Non abbiate fretta. Le bolle d’aria che si formano durante il riposo sono sacre: sono loro che renderanno la vostra focaccia leggera come una nuvola. Quando la stendete nella teglia, usate solo i polpastrelli, con movimenti delicati, come se steste accarezzando la pasta. E siate generosi con la salamoia: è l’elisir che la manterrà umida in cottura e le donerà quel sapore inconfondibile.

L’abbinamento perfetto: cosa bere con la vostra focaccia

Una focaccia calda e fragrante chiama un abbinamento che ne esalti la semplicità e il gusto. Per un aperitivo in perfetto stile italiano, stappate una bottiglia di Prosecco DOCG, le cui bollicine fresche e vivaci puliranno il palato dall’untuosità dell’olio. In alternativa, un vino bianco secco e sapido della Liguria, terra d’origine della focaccia, come un Vermentino o un Pigato, è una scelta territoriale impeccabile. Se preferite la birra, optate per una birra chiara artigianale, una Lager o una Blanche non troppo amare. Per chi cerca un’opzione analcolica, un chinotto o una limonata artigianale con le loro note agrumate e leggermente amare creeranno un piacevole contrasto.

La focaccia, o ‘a fugassa’ in dialetto genovese, ha radici antichissime. Il suo nome deriva dal latino panis focacius, che indicava un pane basso cotto sul focolare. Nata in Liguria come cibo semplice e nutriente per pescatori e lavoratori portuali, che la consumavano anche a colazione inzuppata nel caffellatte, si è diffusa in tutta Italia assumendo infinite varianti regionali. La versione genovese, bassa, unta e croccante, rimane però l’archetipo, un simbolo di quella cucina ‘povera’ ma geniale, capace di trasformare farina, acqua, olio e sale in un capolavoro di gusto. Realizzarla in casa non è solo cucinare, ma è partecipare a una storia secolare, un rituale che unisce generazioni.

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Giulia

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